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Ancora in altalena sulle montagne rosse 

2012-04-26 00:00:00.0000000

Balleremo ancora su e giù sulle montagne russe (rosse) almeno fino all’estate.

 

Rosse come il deficit dello Stato che non vuole scendere nonostante i sacrifici e le tasse che dovremmo pagare; Rosse come i bilanci delle imprese per il peso della crisi economica aggravata dal costo degli oneri finanziari che non scendono; Rosse come le commissioni e le spese bancarie che crescono; Rosse per i costi dei beni e dei servizi che crescono e rendono rosse di rabbia ma impotenti imprese e famiglie.

 

Oramai è certo, l’effetto benefico degli interventi della Bce si è esaurito il 18 marzo.

A distanza di più di un mese sono tornati a soffiare in Italia ed in Europa in generale, Germania compresa in questi ultimi giorni, i venti negativi della sfiducia dei mercati sulla tenuta dell’Euro, in quanto si dubita che il Vecchio Continente sia in grado di generare ripresa, sola via maestra per pagare l’eccesso di debiti.

Le elezioni in corso in Francia, con esiti forse favorevoli ad un cambiamento di Governo, le prossime elezioni in Grecia, dove la coalizione dei partitini contrari agli accordi con la Ue potrebbe risultare vincente, la crisi di Governo in Olanda, ed infine le elezioni amministrative di Maggio in Italia ed in due Land Tedeschi, sono tutti elementi di incertezza che rendono nervosi ed instabili i mercati e hanno portato l’Italia e la Spagna nuovamente sotto osservazione e a dover pagare, sostanzialmente dai 50 ai  100 punti base in più sulla curva dei tassi del debito pubblico.

La sottostante tabella fotografa la situazione al 16 di Aprile, (nel frattempo si è ancor più deteriorata): oramai lo spread sul Bund a 10 anni per il Btp oscilla non più sui 300 punti base, sostenibile, ma sui 400 punti base, insostenibile e preoccupante:

                  Rendimento   Rendimento  Differenziale  Spread Bund

                  16.04.2012   18.03.2012     

Bot 3 m.        1,53%           0,53%          + 0,53%

Bot 6 m.        1,64%           0,88%          + 0,75%

Bot 12 m       2,35%           1,18%           +1,16%

 

BTP 2 anni     3,28%           1,98%          +1,30%        +3,29%

BTP 5 anni     4,77%           3,68%          +1,09%        +4,14%

BTP10 anni    5,57%           4,84%          +0,72%        +3,87%

                         

Ricordiamo che il costo del denaro si allinea di fatto ai predetti rendimenti ed in Germania, in presenza di rendimenti a breve termine di fatto a zero o sottozero, il costo del credito commerciale a breve termine è irrisorio oramai.

Il sistema economico finanziario tedesco viene finanziato tutto a tassi al di sotto del 1% a breve termine e del 2% a medio termine: situazione concorrenziale, a lungo termine insostenibile per le economie indebitate come quella italiana o spagnola.

Speravamo tutti sugli effetti benefici diretti (quotazione titoli di stato) o indiretti (diminuzione dei tassi a bt e aumento dell’erogazione dei presti) degli interventi della Bce.

Le banche italiane, come vi avevamo già anticipato in altre newsletter, invece non hanno usato i fondi Bce per concedere prestiti alle Pmi, tessuto connettivo dell’economia nazionale, ma in massima parte o hanno comprato Titoli di Stato Italiani, sostenendone i corsi e lucrando i differenziali dei tassi, o hanno mantenuto la liquidità in cassa o nella Bce stessa, per far fronte ai debiti futuri in scadenza (obbligazioni, costi del personale, costi generali, salvataggi di importanti gruppi finanziari o industriali in crisi). I banchieri hanno paura sulla tenuta dei loro bilanci, hanno votato che la crisi non è superata, non si fidano ad allargare il credito e, vedendo erodersi i depositi delle famiglie, trattengono in cassa i fondi e anzi alzano i prezzi.

Scelta miope e di corto respiro, perché non è possibile avere un sistema bancario in equilibrio in presenza di una economia disastrata, ma è quello che verifichiamo nei fatti. Nei mesi scorsi in numerosi convegni ed annunci sui media i massimi Dirigenti delle banche avevano fatto credere che nel corso del 2012 avrebbero dato fiato all’economia aumentando i prestiti e diminuendo il costo del denaro.

Come ufficio ci siamo preparati e dati da fare per far scendere le condizioni applicate ai nostri clienti. Purtroppo abbiamo scoperto che questo non si è verificato nel primo trimestre e, a nostro avviso non si verificherà per il secondo in corso, forse, dopo l’estate, qualcosa di positivo succederà, ma questa è solo una speranza. Finche la curva dei tassi suindicata non si abbasserà stabilmente di 100 punti base, riportando i tassi a breve termine sotto 1/1,50%, difficilmente potremo negoziare tassi accettabili per tutte le imprese, anche per quelle con rating migliore. Perché è vero che i tassi e le condizioni oramai vengono modulate secondo il rischio di insolvenza (rating di Basilea a tutti noi ben noto), ma è altrettanto vero che sul costo del denaro, in passato misurato sull’ Euribor a 1/2/3  etc. mesi , attualmente viene aggiunto uno spread che varia dai 150 ai 400 punti base, per cui i tassi a breve, anche per smobilizzare crediti oscillano da un minimo di 2,30/2,80% per le aziende tripla A, a una media del 4,5/5,00% per le aziende a rischio medio, a tassi del 7/8% come minimo per le aziende in difficoltà, proprio quelle che dovrebbero invece essere aiutate.

In più ultimamente abbiamo osservato uno stillicidio di aumento di spese e di commissioni, aumento a nostro avviso ingiustificato, sul quale Vi invitiamo a vigilare, intervenendo tempestivamente quando è possibile.

Gli estratti conto che sono arrivati e Vi stanno arrivando relativi al Primo Trimestre 2012 dovranno essere letti per bene e si dovrà intervenire per tempo presso quelle banche che hanno avuto la mano pesante. Ricordiamo che i rendiconti possono essere messi in discussione solo con reclami scritti inviati entro 60 giorni dal loro arrivo. Purtroppo, a parte i casi di macroscopica rilevanza o di inosservanza delle regole di comunicazione, sarà ancora difficile ottenere condizioni accettabili, fino a quando la situazione ed i mercati non si stabilizzeranno, cosa a nostro avviso possibile solo se viene superata la crisi politica in Europa, sopra descritta. Forse allora ci potrà essere una via d’uscita con un rafforzamento dei poteri della Bce e potrà nascere la convinzione che dall’Euro non si può tornare indietro. Solo allora l’Euro potrà essere rafforzato con interventi di comune convergenza verso lo sviluppo e la ripresa economica, unico processo europeo e nazionale in grado di far superare la crisi e rimborsare i debiti. A quel punto l’Italia potrà respirare, i tassi sul debito pubblico scenderanno, le banche meno spaurite si guarderanno intorno e capiranno che aiutando le imprese e le famiglie, aiuteranno se stesse, a far tornare i depositi e i conti in pareggio. Noi auspichiamo che dopo l’estate tutto questo scenario moderatamente positivo possa verificarsi per poter finalmente operare in un ambiente economico-finanziario meno pessimista.