La stretta del credito sulle Pmi è un errore per le banche
Il fenomeno che più preoccupa è la situazione di illiquidità di molte, ed il razionamento del credito, ottenuto casomai a tassi e oneri insopportabili. La Centrale dei Rischi della Banca d’Italia segnala che rispetto al giugno del
A molti tuttavia sfugge il grosso problema delle transazioni fra le grosse aziende e le Pmi, prive di potere contrattuale e negoziale. Nell’Industria e nella Gdo (grande distribuzione) i piccoli fornitori sono storicamente soggetti ai termini di pagamento vessatori, imposti dai grandi clienti, e questi tempi lunghi si propagano all’intero sistema economico con effetto domino, gonfiando il fabbisogno finanziario delle Pmi, che paradossalmente fanno da banche alle grandi imprese. In Germania i tempi medi di incasso sono 1 mese e mezzo, in Italia oltre quattro. Se le grandi imprese si adeguassero ai tempi tedeschi, le Pmi italiane avrebbero un fabbisogno di credito minore di circa 11 miliardi di Euro, riducendo del 40% l’esposizione a breve verso le banche.
Perché le banche non forzano in tal senso le Grandi Imprese, ottenendo come effetto una riduzione dei rischi di default delle Pmi, mentre continuano a premere sulle Pmi con richieste di rientro che aumentano invece i rischi di fallimento di quest’ultime? Questo è un mistero che vorremmo capire ed è una domanda rivolta soprattutto alle Associazioni di Categoria che finora non hanno denunciato il fenomeno con lo stesso vigore con cui si sono spinte contro il Governo e non fanno pressioni presso le Grandi imprese perché a loro volta paghino regolarmente le forniture. Forse che un debito pubblico a livello finanziario è più grave di un debito privato? Noi crediamo che sia giunto il momento di ricreare un circuito virtuoso: le Grandi Imprese paghino regolarmente entro 60 giorni i loro debiti di fornitura, si finanzino meno presso il sistema bancario e ricorrano invece direttamente al mercato delle obbligazioni, come avviene nel resto dell’Europa. In tal modo si aiutano le Pmi che, pagate prima e meglio, possono poter ricorrere in via prioritaria al credito bancario, liberato dalle Grandi Imprese, e, secondo tale schema, possono garantirsi la loro sopravvivenza in questo momento di crisi.
Il dubbio è che le banche non promuovono tale soluzione perché sono di fatto troppo intrecciate e compromesse con le Grandi Imprese e riescono a fare la voce grossa solo con le Pmi, sbagliando e andando contro il loro stesso interesse. Questa contraddizione è ancor più evidente per le banche regionali - locali che si dicono legate al territorio.