L’EURO E’ UNA SCELTA IRREVERSIBILE
(ma non tutti sono convinti e non temono di sfidare l’incognita di un ritorno alla Lira)
Italia, Germania, Francia, Spagna difenderanno l’Euro per garantirne la completa irreversibilità. Lo hanno dichiarato i quattro leader venerdì 22 giugno al vertice di Roma concordando di applicare
Mancano pochi giorni al fatidico vertice dei paesi Ue a Bruxelles del 28 e 29 giugno e come spesso accade nei giorni precedenti ad un risolutivo incontro, i mercati sono in balia della volatilità, ma la tendenza è di non vendere, non perché manchi la volontà di farlo, ma per poter vendere di più e meglio se dovesse palesarsi un ennesimo nulla di fatto. La storia insegna che le decisioni importanti e risolutive si hanno avute solo in presenza di shock finanziari. Oggi siamo in emergenza, non in shock e questo le autorità finanziarie e politiche europee lo sanno benissimo. Ma se un accordo serio non si troverà la crisi si aggraverà e mai vorremmo avere un'estate torrida e non solo dal punto di vista “climatico”.
Era difficile pretendere di più dal pre-vertice di Roma, ma importante era che l’incontro si svolgesse in Italia, segno della ritrovata credibilità del sistema paese. Nel frattempo però c’è chi definisce provocatoria e non peregrina l’ipotesi di uscire dall’Euro. Non è solo il capo della nuova opposizione Movimento 5 Stelle, il comico Beppe Grillo, ma anche l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che, dopo aver guidato la politica italiana per 18 anni con gli effetti che conosciamo, lancia l’idea di espellere la Germania dall’Euro.
Due Italie: la prima al lavoro per salvare il salvabile e tenere il paese dentro alla logica e salvaguardare l’interesse nazionale, l’altra che, rischiando il gioco al massacro, pensa di preparare una campagna elettorale contro l’Euro, sognando di recuperare consensi elettorali parlando alla pancia della gente, come fatto in Grecia dai partiti estremisti.
Quanto è dannoso per l’Italia tutto ciò? Molto, a nostro avviso, perché toglie consenso e unità di intenti ad un governo che deve affrontare un difficile negoziato la prossima settimana. La verità è che il sistema politico in Italia, o buona parte di esso, anziché tentare di recuperare credibilità internazionale, sapendo che la strada sarà lunga e sarà difficile ed indigesto il percorso del risanamento economico-finanziario del paese, punta invece al fallimento dell’Europa, nella speranza che porti al collasso del governo Monti e apra la strada ad improbabili elezioni. Tutti sanno, e la storia della Grecia e della Spagna lo dimostra, che non sono le elezioni la panacea della soluzione delle crisi finanziarie. Molti sperano, come il nostro studio, che l’Euro tenga, l’Europa si rinsaldi e finalmente i mercati ritornino al loro abituale lavoro selettivo di allocazione delle risorse verso gli stati, le imprese, i cittadini e le famiglie meritevoli di credito e di fiducia. Confermando veramente la centralità dell’Euro si potrà ritornare alla normalità, altrimenti l’incognita del liberi tutti potrà, a nostro avviso, portare ad effetti speculativi impensabili: mai è accaduto che una moneta comune come è l’Euro sia stata ritirata ed il progetto accantonato. Se alcuni economisti si dicono poco spaventati dal fallimento dell’Euro, noi obiettiamo che non dispongono di dati e statistiche oggettive sugli effetti reali di tale nuova situazione. Speriamo allora che tutti ci pensino bene prima di proporre ancora un ritorno alle monete nazionali, che è, e rimane, un’incognita per tutti.