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Governo-Intesa, un patto sociale per salvaguardare i risparmiatori/ex soci Popolari Venete  

2018-05-15 00:00:00.0000000

Governo-Intesa, un patto sociale per salvaguardare i risparmiatori/ex soci Popolari Venete

 

Nell’odissea delle banche popolari venete coloro che perdono sono i risparmiatori coinvolti.

Aumenta nel tempo la confusione e ne guadagnano forse solo avvocati e professionisti delle cause, come varie associazioni e comitati più o meno trasparenti e a volte in contrasto fra loro.

Risulta inadeguata ed esigua l’entità dei sequestri sui beni della famiglia Zonin, tra l’altro già impugnati, beni che comunque rimarranno congelati fino a sentenza definitiva di eventuale condanna, ossia quando, al netto della rivendica dei proprietari, andranno all’asta ed il ricavato sarà distribuito tra le parti civili che saranno riuscite a provare il loro credito.

Ancor peggiore la sorte dei risparmiatori di Veneto Banca, costretti a subire l’improvviso trasferimento del processo da Roma a Treviso, con il rischio di prescrizione e la beffa del dissequestro per “carenza di motivazioni” dei 56 milioni di beni dell’ex cda.

Nel frattempo le 4000 parti civili costituitesi hanno versato inutilmente allo stato un milione e mezzo di marche da bollo per atti giudiziari, mentre si attende ancora una decisione sulle istanze di insolvenza che, se dichiarata, consentirebbe le azioni revocatorie fallimentari: quasi certo per Bpvi ma non per Veneto Banca dato che il contestato mancato rimborso del prestito obbligazionario in scadenza a giugno 2017 è giustificato dalla proroga disposta in quei giorni, quando si prevedeva anche un versamento di 200 milioni dalla CEI (8 per mille), poi impedito dalla dichiarazione di dissesto dalla BCE.

Le notizie negative su una insinuazione al passivo inefficace e sulla modesta utilità pratica derivante dalla cessione dei crediti deteriorati a SGA vengono controbilanciate da due buone notizie: lo Stato può sperare di rientrare dal suo esborso a Intesa dalla gestione degli NP, e da coloro che, pur magari avendo i soldi per estinguere la propria esposizione, non avevano finora alcun soggetto a cui poterli versare. Quest’ultimi erano già stati segnalati in Centrale Rischi della Banca d’Italia come insolventi.

In questo gioco di ruoli tra buoni e cattivi non si considera l’effetto boomerang di un’affermazione di responsabilità risarcitorie in capo alla Banca Intesa perseguita da comitati e stuoli di avvocati, che comporterebbe la risoluzione del contratto di cessione, con pesanti conseguenze per lo Stato, che sarebbe a sua volta esposto così a richieste risarcitorie da parte di Banca Intesa, la quale ha messo a disposizione nel frattempo 100 milioni di euro solo per le banche venete, tanto quanto disposto dallo stato per le 6 banche oggetto d’intervento.

A nostro avviso una soluzione opportuna va individuata nell’ambito del mercato piuttosto che fra i banchi dei tribunali, ed il prossimo governo dovrebbe farsi promotore, oltre di un possibile aumento di fondi per il ristoro dei risparmiatori truffati, anche di un “patto sociale” con Banca Intesa, coinvolgendo tutti i risparmiatori/soci nella vita societaria della banca con warrant garantiti o sconti previsti per legge al fine di poter acquisire azioni di Intesa a loro riservate, e garantire così un epilogo dignitoso a questa vicenda per tutti e per il territorio ferito da questa vicenda.