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I FINANZIAMENTI AI SOLITI NOTI… 

2013-06-28 00:00:00.0000000

 In una recente newsletter segnalavamo come de-bancarizzare il credito (90% dei finanziamenti sul mercato) troverebbe ormai d’accordo anche le Banche.

Avevamo indicato nelle obbligazioni societarie uno dei veicoli alternativi (previe modifiche di legge e defiscalizzazioni per aprire il mercato anche alle PMI), assieme ad altri strumenti, come ad esempio la cartolarizzazione dei debiti per società non quotate (agevolando l’intervento delle SGR).

Gli ultimi dati di Bankitalia confermano l’urgenza di tali iniziative, visto che stimano una diminuzione del credito bancario in 100mld a partire dal 2012, col solo aprile 2013 che si contrae per un 2,3% (imprese -3,7%; famiglie/privati -0,8%) ma senza scordare che, in assenza di garanzie consortili, tale crollo sarebbe stato addirittura superiore, atteso che la quota media dei prestiti con garanzia è ormai salita al 68% (ma per le imprese sotto i 20 addetti raggiunge l’82%).

Ora, se su tali dati associazioni imprenditoriali e banche si rinfacciano pubblicamente le responsabilità, non si colgono invece opinioni divergenti quando entrano in ballo “interessi superiori”.

Ci riferiamo ai 230 mln di Euro con cui Intesa ed Unicredit hanno deciso di finanziare il riassetto della Holding di Tronchetti Provera (cioè una scatola non quotata, come molte altre holding ed immobiliari del Gruppo già copiosamente finanziate), erogando soldi non utili alla crescita ma che comunque assorbono patrimonio di vigilanza spendibile alternativamente in mutui residenziali pari a 700mln od accompagnando tante imprese minori che vogliono fare investimenti produttivi (ed alle quali non basta invece neppure produrre una garanzia consortile a sostegno).

Spiace osservare che una somma così rilevante - che, ripetiamo, non crea un solo Euro di valore aggiunto – sia stato destinato al “salotto buono” invece che al sistema industriale agonizzante ma sorprende ancor di più che né Consob (per le fluttuazioni anomale del titolo Camfin) né Confindustria od il suo giornale, abbiano trovato nulla da ridire né sui tanti soldi bancari così mal allocati né sul comportamento di grandi industriali, che a parole disdegnano sempre la finanza ma nei fatti introitano fondi ingentissimi per controllare con quote minoritarie aziende di grandi dimensioni.

Magari ci verrà obiettato che si tratta di un’operazione ad altissima resa commissionale (e non dubitiamo che lo sia pure per il Top Management delle due banche…), che difende l’italianità delle grandi imprese nazionali ma vorremmo pure che ci si spiegasse perché mai il Governo abbia messo tanti soldi pubblici nel Sistema Bancario se poi gli Istituti – anziché girarli alle imprese – li passano sempre ai soliti noti, senza beneficio alcuno per  la collettività.