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La crisi delle banche รจ profonda 

2016-01-15 00:00:00.0000000

BANCHE IN CRISI…MA NON TROPPO.

 

Spostare sul mercato e sui risparmiatori il costo dei salvataggi bancari è un’operazione che mette in gioco la sicurezza del risparmio e la fiducia nelle istituzioni.

Nasce così la nuova paura del risparmio tradito: il timore di crisi bancarie impreviste, i dubbi sulle capacità delle authority di anticiparle, il rischio di perdere i risparmi “per colpa dell’Europa”, sono minacce reali che minano anche la stabilità europea poiché sul risparmio gli italiani hanno tolleranza zero.

Il sospetto che il Governo italiano abbia scelto di salvare le banche a spese di alcuni investitori per compiacere la Commissione ed ottenere così un trattamento di favore nell’esame della legge di Stabilità è un’ipotesi inaccettabile che dovrebbe essere  smentita con chiarezza, anche se il dubbio rimane.

E’ chiaro che chi ha venduto bond subordinati a risparmiatori inconsapevoli debba pagare o chi ha investito senza verificare le condizioni si assuma le proprie responsabilità ma la salvaguardia del rapporto tra cittadini e banche, la sicurezza e la tutela del risparmio sono una priorità  sia per il Paese che per  l’Europa.

Servono dunque risposte urgenti: i risparmiatori italiani stanno pagando già due volte il prezzo degli errori commessi da chi avrebbe dovuto garantire la loro sicurezza economico-finanziaria e non tollerano più il fatto che la Commissione europea tuteli maggiormente i risparmiatori tedeschi: ciò che viene vietato agli italiani lo sia per tutti i cittadini europei, o viceversa, d’ora in poi.

Oggi gli italiani esigono di essere informati maggiormente e sapere chi è il vero responsabile di scelte e procedure dei salvataggi bancari ed in particolare si aspettano una risposta al motivo per cui il Governo e l’authority abbiano incolpato l’Europa delle perdite di cui si son fatti carico gli obbligazionisti invece di tentare strade alternative.  Perchè il Governo ha bloccato il tentativo delle banche di salvare con i propri soldi i 4 istituti in crisi attraverso il fondo interbancario di garanzia?

In passato l’’Europa ha mitigato i danni della crisi con molteplici strumenti come i tassi a zero, lo scudo salva stati, il QE e i prestiti a lungo termine per le banche. Ora sarebbe il turno di tutelare il cittadino ed il  risparmiatore europeo e italiano con una assicurazione sulla tutela del risparmio a valenza europea e non limitata ai singoli stati. Sarebbe opportuno chiarire che con l’introduzione del bail –in  non è che le banche sono di colpo divenute pericolose ed inaffidabili. A nostro avviso manca una adeguata informazione al riguardo che danneggia l’intero sistema delle banche italiane.

 

LA SITUAZIONE IN VENETO

 

Mentre si discute di quanto detto, in Veneto l’economia soffre ulteriormente a causa delle due principali banche venete, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

La crisi delle due banche venete è sfuggita a lungo alla vigilanza di Banca d’Italia, esplodendo solo ora in tutta la sua gravità, costringendole a ricapitalizzarsi riconoscendo il reale valore dei propri crediti sotto la supervisione della Bce che ha spinto anche per un ricambio totale del management.

Ma potrebbe essere già tardi per l’economia veneta…

Il crack delle 4 popolari del Centro Italia ha avuto dei pesanti risvolti sul mercato delle obbligazioni bancarie , anche  di quelle ordinarie ,  da cui per le banche meno solide,  come le  due popolari venete, la necessità di emissioni a tassi che possono arrivare oltre il 5 %, nel tempo insostenibili.

L’effetto di questi tassi graverà sul conto economico delle popolari venete, che non riusciranno a guadagnare sui prestiti dovendo finanziarli con una raccolta a tassi così elevati.

Le possibilità sono due: lanciarsi alla ricerca delle imprese più rischiose, ma disposte a pagare tassi così elevati perché sull’orlo del fallimento, o ridurre drasticamente i prestiti all’economia riducendo così anche la propria esigenza di finanziamento.

In entrambi i casi però, a perderci sarebbe l’economia veneta (riduzione del credito o direzione del medesimo verso aziende in crisi a discapito di quelle in nascita e sviluppo).

A peggiorare la situazione è la contemporaneità della crisi di questi istituti: nel tagliare il credito non avranno remora di perdere i propri clienti storici poiché questi non sapranno a chi rivolgersi.

Fondere le due banche sarebbe disastroso poiché creerebbe una grande banca  malata. La soluzione auspicabile è dunque l’acquisizione da parte di altre banche ma la capacità di assorbimento del settore bancario italiano è limitata come pure il rischio di concentrazione del mercato dei prestiti in Veneto presso un paio di istituti.

Rimane quindi l’opzione straniera che , data la scarsa capacità professionale dimostrata dai banchieri italiani delle popolari, gioverebbe all’efficienza del mercato bancario italiano. Ma potrebbe avere ripercussioni negative sulla disponibilità del credito nel Veneto poiché qualunque acquirente estero, informato sul livello dei prestiti, bloccherebbe il rinnovo dei medesimi fino ad avere il controllo della situazione. Pertanto per almeno  due anni minore credito sul territorio La soluzione sarebbe che le popolari stesse introducessero come requisito agli acquirenti una quota minima di reinvestimento dei depositi sul territorio.

E visto che tutte le popolari si sono sempre vantate di essere “banche del territorio”, è giunto il momento che facciano qualcosa di concreto per salvaguardare quel territorio che oggi soffre per causa loro, soprattutto in questa fase in cui si stanno ristrutturando e stanno cercando nuovi soci.

Sarebbe esiziale che per salvare le banche pagassero solo i veneti dipendenti,   risparmiatori e imprese.