FASE DI SURPLACE PRE-ELETTORALE
Speriamo finisca presto e si ritorni a discutere di problemi reali.
In un paese indebitato , nel quale lo Stato e le amministrazioni collegate non pagano per circa 100 miliardi di crediti i fornitori , nel quale la stretta creditizia non consente di traghettare le aziende da un presente in tempesta a un futuro migliore, siamo costretti a guardare all’estero per cogliere segnali di positività. Barak Obama , in questi giorni a colloquio con il nostro Presidente della Repubblica , con la sua svolta ‘roosveltiana segna la strada maestra per l’uscita dalla crisi : bisogna puntare sulla produttività dell’economia reale per uscire dalla sbornia della turbo finanza, consapevoli che la spinta per il rilancio può venire solo dal recupero dell’industria manifatturiera. Gli Usa offrono all’Europa l’opportunità di unire l’Atlantico con una grande area di libero scambio, sapremo approfittarne o cincischieremo tutti guardando l’ombelico dei nostri problemi interni? La determinazione di Barak Obama potrebbe servire da esempio per seguire la strada che porta un paese a ritornare a crescere.
Riusciremo a capire tutti quanto può essere utile , alla produttività e alla competitività del sistema paese, investire in ricerca e nell’allargare le dimensioni delle Pmi.?
Speriamo che , come per il passato nel ’94, la curiosità di Bill Clinton rese famoso nel mondo il modello dei distretti industriali, che da quel giorno il provincialismo di un certo establishment italiano cominciò a considerare vincente e a promuovere con colpevole ritardo, sia ora l’azione di Barak Obama ed il suo interesse sulle sorti dell’Italia uno sprono per cominciar ad innovare sul serio e una spinta ad adottare una coraggiosa politica industriale di sviluppo.
Purtroppo dobbiamo guardare ai segnali esterni di positività in attesa che il paese, superata l’attuale fase di attesa e di sconcerto originata dalla campagna elettorale e dal sorgere ogni giorno di episodi di cattiva gestione delle banche , possa ancorarsi a nuovi punti fermi che consenta all’economia reale di riprendersi e al credito di normalizzarsi.