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E’ ritornata la fiducia nell’Italia? 

2012-02-06 00:00:00.0000000

E’ ritornata la fiducia nell’Italia?

 

Il ritorno degli investitori istituzionali esteri ad acquistare titoli di stato e la discesa dello spread  tra BTP e Bund decennali sotto la soglia psicologica del 400 punti, sembrano indicare che un po’di fiducia è tornata.

Perché? Perché lo scenario economico è mutato per i seguenti motivi, per gli ottimisti: 1)  perché la recessione in Europa si ritiene sarà tiepida con una contrazione del Pil italiano meno dannosa per debito e deficit; 2) perché la Federal Reserve Usa conferma una politica monetaria accomodante; 3) perché i mercati si attendono un taglio dei tassi da parte della Bce dello 0,25% prima e se necessario di un ulteriore 0,25% poi; 4) perché il rifinanziamento triennale della Bce alle banche ha evitato il credit crunch e ora  il sistema bancario, pagati i bond in scadenza, può lucrare sui titoli di stato e finanziare di più imprese e famiglie, almeno sul breve termine; 5) perché l’accordo politico del consiglio Europeo sul “fiscal compact” (disciplina di bilancio) e sul fondo Salva Stati, è comunque un passo avanti  e casi come la Grecia non potranno più riproporsi con i nuovi vincoli ex ante ad evitare conti pubblici impazziti;  6) perché il governo Monti, oltre a blindare il pareggio di bilancio, sta gettando in Italia basi durature e strutturali per rilanciare la crescita – tra liberalizzazioni e semplificazioni - in attesa della riforma del mercato del lavoro e degli effetti della “spending  review” (controllo della spesa); 7) perché prima o dopo, i tedeschi capiranno che non sono loro a prestare al resto del mondo, ma  è il resto del mondo che sta sussidiando la Germania a tassi bassissimi e che la cosa non può continuare all’infinito.

Chi invece rimane pessimista cita invece i precedenti argomenti in senso negativo: la recessione sarà peggiore del previsto, le operazioni di rifinanziamento della Bce rinviano i problemi, il fiscal compact  è un bluff e non funzionerà, la Grecia non è un caso isolato, seguiranno altri paesi (Italia compresa), il fondo Salva Stati non potrà intervenire tempestivamente, il Governo Monti è a termine e spaventa i mercati  il dopo, delusi dalla classe politica dell’ultimo ventennio.

Noi dobbiamo essere ottimisti, anche se l’invito è quello di non abbassare la guardia. Le imprese possono resistere, ristrutturarsi, investire e crescere solo se credono in un domani migliore. Sappiamo bene che solo al raggiungimento dei seguenti indicatori il debito italiano, origine delle attuali difficoltà finanziarie, sarà realmente sostenibile: spread sul Bund sotto i 200 punti, crescita del Pil pari all’1,5% e allora l’Italia sarà veramente uscita dalla crisi e le imprese potranno operare in un quadro economico definito e meno precario ed incerto dell’attuale.

Siamo appena agli inizi di un faticoso cammino di riconversione.

Pertanto solo l’effettiva modifica del mercato del lavoro, la riduzione della spesa pubblica, l’adozione di una politica di ampie e concrete liberalizzazioni in tutti i settori (energia, credito, assicurazioni etc.)  ed infine la riduzione dello stock di debito tramite le dismissioni  selettive di alcune partecipazioni pubbliche e del patrimonio inutilizzato, possono rappresentare il propellente per far uscire l’Italia dalla recessione, inversione del ciclo attesa solo dopo il 2013, purtroppo.

Nel frattempo acquistata dignità e rappresentanza in Europa, grazie ai provvedimenti di contenimento del deficit, che, se anche recessivi, hanno messo in sicurezza al momento i conti pubblici, e ci permettono di chiedere ai nostri partner e alla Germania stessa una inversione della politica economica europea per uscire dalla recessione, fondamentale per far riprendere il ciclo economico.

Ovviamente la speranza è che la classe politica italiana, conscia delle proprie responsabilità, colga la lezione della storia e non ritorni alle cattive abitudini, altrimenti tutto sarà stato vano e i pessimisti avranno ragione, almeno per l’Italia, perché non saprà stare agganciata al treno dell’Europa e della ripresa.